Main Page

L’IMPERO di SIGMAR

Chi conta nell’Impero
L’imperatore Karl Franz I della famiglia Holswig-Schliestein, è chiaro: tutti sanno che è lui che decide quali e quante tasse i cittadini devono pagare. L’Imperatore veglia sull’unità del Sacro Impero di Sigmar e contemporaneamente sul contenuto delle proprie amplissime tasche imperiali. L’Imperatore, ovviamente, è un nobile. E come lui, ce ne sono migliaia nell’Impero; ognuno di loro ha un’opinione molto alta di se stesso e della propria famiglia, e gareggia continuamente coi suoi pari per stabilire chi tra loro sia il migliore. Non c’è da stupirsi quindi che nessuno di questi “migliori” gradisca l’idea che uno di loro li comandi a suo piacimento. I capi delle famiglie più importanti (quelli, cioè, che hanno più titoli, quindi più terre, quindi più soldi, quindi più servi, quindi più soldati) partecipano infatti ad una assemblea che si chiama “Primo Stato” (insomma, sono i primi tra i primi, secondo loro), e che ha sede ad Altdorf; questi illustri Signori si occupano di controllare l’operato dell’Imperatore, ed hanno diritto di veto sulle leggi che il grande Karl Franz emana. Una bella seccatura per quest’ultimo, non c’è che dire. L’imperatore è anche il Gran Principe del Reikland, una delle dodici province del nostro glorioso Impero. In teoria, l’Imperatore governa su tutta l’Impero, ma di fatto non è proprio così: ogni provincia ha infatti un proprio governatore, che si occupa di far eseguire la volontà dell’Imperatore, opportunamente e liberamente interpretata a proprio vantaggio. Questa struttura ha una ragione storica, in quanto l’Impero è nato da una confederazione di tribù che, col passare dei secoli, sono state organizzate nelle odierne province. I governatori delle province sono anche chiamati Elettori, perché quando sono riuniti in conclave hanno il potere di eleggere il nuovo Imperatore (di solito quando il precedente è morto, ma non solo); chiaramente, eleggono uno tra di loro, neanche a domandarlo… Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, gli elettori sono quindici e non dodici: non tutte le province hanno un Elettore, infatti, e per questo sono amministrativamente allegate ad una provincia con voto elettorale. Alcuni esempi sono la provincia dell’Hochland, e la famigerata Sylvania. Il Middenland e l’Ostland, invece, sono sede rispettivamente del Granduca Leopold von Bildhofen di Carroburg e del Gran Principe Hals von Tasseninck di Wolfenburg, entrambi Elettori (ogni titolo nobiliare preceduto dal prefisso “Gran” denota la persona come Elettore). La Sylvania è amministrata dallo Stirland, governata dal Gran Conte Alberich Haupt-Anderssen di Wurtbad. L’Hochland ha invece una situazione particolare: la Baronessa Hildegarde Tussen-Hochen governa la provincia, ma non è una elettrice, per cui deve fare riferimento ad un nobile con tale titolo. Il Signore in questione, o meglio, la signora è la Granduchessa Elise Krieglitz-Untermensch di Talabheim. Talabheim, tuttavia, mentre in passato era la capitale del Talabecland, oggi non lo è più e costituisce una città-stato, per cui l’Hochland è amministrativamente allegato ad una città invece che ad una provincia. Formalmente non cambia niente, dal momento che una città stato funziona esattamente come una provincia, ma la sua popolazione è, per forza di cose, più concentrata e spesso più esigua di una provincia ordinaria. Nell’Impero esistono tre città stato, che tutti conoscono: Talabheim, sotto la Granduchessa Elise Krieglitz-Untermensch; Nuln, sotto la Gran Contessa Emmanuelle von Liebewitz, e Middenheim, sotto il Gran Conte Boris Todbringer. A questi Elettori “regnanti”, e che vantano quindi il titolo in virtù dei privilegi ottenuti all’epoca di Sigmar, si aggiunge l’Elettore della Contea (la provincia dei Mezzuomini, tra lo Stirland e l’Averland) e quattro elettori ecclesiatici: L’Ar-Ulric, il Sommo Sacerdote del culto di Ulric, che risiede nel Tempio di Middenheim; il Gran Teogono Yorri XV del culto di Sigmar, che risiede nella Cattedrale di Altdorf; l’Arci Lettore Aglim del culto di Sigmar, che risiede a Talabheim; infine, l’altro Arci lettore del culto di Sigmar, Kaglain, che vive a Nuln. I contrasti tra la chiesa di Sigmar e quella di Ulric sono un tema sempre attuale all’interno dell’Impero, e la disparità politica a favore del culto di Sigmar (tre Elettori contro uno) è un elemento costante di tensione. Subito sotto gli Elettori, c’è la nobiltà di rango inferiore. Questi individui variano sensibilmente in rango e possedimenti, dai governatori di intere provincie senza voto (come la Baronessa Hildegarde dell’Hochland, come detto prima), passando per i membri secondari della nobiltà cittadina, che cercano di ottenere guadagni tramite accordi con la nuova classe dei mercanti, fino ad arrivare ai baronetti di campagna, molti dei quali vivono ostinatamente attaccati ad un mondo che ormai esiste solo all’interno delle vecchie mura dei loro scomodi castelli di pietra: isolati nelle loro tenute, tengono stretti i campi e i villaggi entro i loro domini, sfruttando obsoleti legami feudali per tentare di contrastare l’effetto disgregante che l’ascesa della ricchezza delle città sta avendo sui loro possedimenti. Arretratezza tecnica e vita rurale caratterizzano solitamente queste enclave anacronistiche fatte di privilegi mantenuti con la forza e fondati sull’ignoranza dei contadini. Al gradino più basso della nobiltà si trovano quei figli di nobili i quali, essendo esclusi dalla linea ereditaria, non possiedono terre e quindi neanche titoli, ma solo tanta insoddisfazione repressa per la mancanza di mezzi a loro disposizione per far valere (sui poveri e tra i ricchi) la superiorità della propria “razza” e i diritti ad essa connessi. Le città sono in pieno processo di crescita: dopo l’ultima invasione del Caos, più di duecento anni fa, l’Impero ha goduto di una nuova prosperità sotto la guida di Magnus il Pio. La ritrovata pace e unità, insieme alla necessità della ricostruzione, hanno stimolato i flussi commerciali tra le province e con le nazioni vicine. Molti individui hanno saputo con abilità sfruttare le correnti della domanda e dell’offerta, ed oggi queste persone sono i protagonisti di un rinnovamento sociale senza precedenti nella storia dell’Impero: l’arricchimento di persone non appartenenti alla cerchia dei “migliori”, cioè dei nobili. Proprietari di magazzini, di flotte commerciali, di cavalli e barche fluviali, in grado di parlare più lingue e con amici in tutte le principali città imperiali e non, i commercianti sono i padroni delle vie di comunicazione e in questo modo sono in grado di influenzare pesantemente il potere politico. Lo sfruttamento delle risorse naturali e gli scambi hanno prodotto il capitale sufficiente ad impiegare numerosi lavoratori salariati nei più svariati lavori: muratori, carpentieri, marinai, guardie carovaniere, guide, conciatori, vetrai, soffiatori di vetro, e chi più ne ha più ne metta. Moltissime di queste persone provengono dalle campagne, in fuga da una vita di fatiche mal pagate, di ignoranza e di servitù alle dipendenze dei vecchi signori feudali. Poi sono arrivate le gilde: i mercanti, capito che si potevano realizzare più alti profitti coordinando i lavoratori all’interno dei medesimi settori piuttosto che lasciando che si facessero concorrenza tra loro (per esempio, tutti i costruttori di carri di una città fanno parte della gilda corrispondente, che si occupa di fissare i prezzi e distribuire i grossi appalti tra tutti gli appartenenti), si unirono in associazioni e stipularono patti reciproci, cui tutti i loro dipendenti devono sottostare. Anche i lavoratori “autonomi” vengono “invitati” più o meno gentilmente ad aderire a questo sistema, pena boicottaggi o rappresaglie anche violente. Il potere politico, cioè l’amministrazione della giustizia, è completamente nelle mani dei nobili; i mercanti, e soprattutto le gilde, hanno però dalla loro parte un notevole peso economico che spesso può far pendere la bilancia della giustizia nella direzione degli interessi comuni (di mercanti e nobili, non certo dei lavoratori salariati). Per finire, gli artigiani costituiscono la cosiddetta classe “media” della città, sotto i mercanti arricchiti (i “borghesi”) e sopra i lavoratori salariati; questi ultimi non hanno praticamente alcun diritto, e l’unica cosa che li distingue dai servi delle campagne è la libertà di morire di fame facendo un lavoro diverso dal contadino.

Main Page

Imperial Campaign john8102